il mezzo pene di hitler, solo un testicolo

da qui e qui e qui

La storia che sto per raccontare arriva dagli archivi della
Cornell University. A dire il vero non la racconto io, ma due
personalità tedesche: Alexander Kluge, regista e scrittore e Heiner
Müller, uno dei più importanti drammaturghi europei. I due hanno
avuto una serie di conversazioni, tutte registrate – e trasmesse
dalla tv tedesca tra il 1988 e il 1995. Le conversazioni sono state
trascritte dalla Cornell University, che le mette a disposizione
degli internauti.

In uno di questi colloqui si parla di un mezzo-pene di Hitler.
Dell’assenza di testicolo si è già dibattuto a lungo. A parlare,
adesso, è Heiner:

Un certo Wasa se ne uscì con un commento, nel 1941, dopo i
fatti di Stalingrado. ‘Non mi sorprende che la Germania stia
perdendo la guerra, con un Fuehrer che ha solo mezzo pene’. Per
questa affermazione, l’uomo venne ucciso. Era nato a Braunau, e
della sua cricca, da ragazzo, faceva parte anche Adolf Hitler. Un
giorno iniziarono a giocare con una capra. E’ una storia grottesca,
ma è documentata. Legarono la capra per il pene ad una porta. Tre di
questi ragazzi le tennero il muso aperto. Un quarto ragazzo, a quel
punto, le urinò in bocca. Quando venne il turno del piccolo
Adolf, gli altri tre ragazzi lasciarono il muso della capra, che,
reagendo, morse il suo pene, staccandone un pezzo
”.

MISTERI Malato mentale o
affetto da tare fisiche? Folle isolato o complice dell’ intera
nazione? Un saggio di Rosenbaum indaga sui mille volti del Fuhrer

HITLER
Anatomia del male assoluto

Una sessualita’ deviata e l’
amore per la nipote che fini’ suicida. Psicoanalisi e teologia per
risolvere un grande enigma della storia

MISTERI Malato mentale o affetto da tare fisiche? Folle isolato o
complice dell’ intera nazione? Un saggio di Rosenbaum indaga sui
mille volti del Fuhrer HITLER Anatomia del male assoluto Una
sessualita’ deviata e l’ amore per la nipote che fini’ suicida
Psicoanalisi e teologia per risolvere un grande enigma della storia
La "vera storia" di Adolf Hitler e’ stata tanto e cosi’
variamente raccontata (credo che su questo inesauribile soggetto non
si sia scritto meno che sulla Bibbia) da pensare esaurito l’
argomento e sviscerato completamente il personaggio. Invece pare non
sia vero. Al punto che un raffinato giornalista con vocazione per la
storia, l’ americano Ron Rosenbaum, ha impiegato sette anni per
scrivere un monumentale volume (piacevolissimo volume, occorre
aggiungere) per tentare di decifrare quello che ha definito "Il
mistero Hitler" (Mondadori). Ossia per spiegare come Hitler sia
potuto diventare Hitler: secondo i tradizionali giudizi espressi su
di lui, un mostro, il simbolo del male, l’ assassino di milioni di
uomini, l’ espressione personificata della crudelta’ e della ferocia.
Oppure, secondo le teorie revisioniste di moda, tutto questo ma con
la rettifica dell’ ignoranza da parte sua dei crimini compiuti da
altri in suo nome e in fondo l’ essere anch’ egli come noi un figlio
di donna, originariamente incontaminato e in seguito tarato da
esperienze e deviazioni fatali. Allora, come puo’ il bambino d’ un
funzionario doganale e d’ una ex cameriera, nato in un paesino
austriaco e mostrato orgogliosamente dai genitori, in una fotografia
ancora circolante, grazioso, boccuccia a cuore, quel che si direbbe
un cocco di mamma, diventare il progagonista nefando del ventesimo
secolo? Rosenbaum incomincia la sua indagine con il viatico di Alan
Bullock, grande storico inglese e forse il massimo biografo (e
analista) del Fuhrer: "Piu’ cose apprendo sul conto di Hitler,
piu’ mi e’ difficile spiegare". Pero’ si puo’ tentare: e
Rosenbaum parte dal principio, esaminando con minuzia da scrupoloso
reporter l’ ambiente familiare, la gioventu’ , gli amori, le
caratteristiche fisiche e li’ cercando di cogliere i geni misteriosi
che avrebbero portato un giovane di intelligenza media e di media
cultura, non solo a impadronirsi della Germania e a imporsi all’
attenzione del mondo, ma ad obbrobri quali l’ antisemitismo e la
"soluzione finale". Ecco allora le ossessioni e gli oscuri
segreti su cui Rosenbaum concentra la sua esplorazione: il dubbio di
Hitler (che lo tormento’ tutta la vita e divenne angoscioso al
culmine della sua campagna antisemitica) di avere sangue ebreo nelle
vene: suo padre era il frutto dell’ amore clandestino tra un ricco
ebreo (forse un Rothschild?) e la sua cameriera; la possibilita’ che
la mancanza di un testicolo, riscontrata anche dai russi nell’
autopsia, possa avere influito non solo sulla sua sessualita’ , ma
anche sulla sua formazione caratteriale. Una sessualita’ deviata: su
questo aspetto del personaggio storici e ricercatori si sono
sbizzarriti. Hitler era omosessuale, impotente, degenerato, aveva
perversioni invereconde (l’ ondinismo e l’ escretofilia: la pudicizia
e il buongusto mi impediscono di fornire spiegazioni specifiche,
rimando alla consultazione d’ un buon vocabolario), era stato
contagiato da sifilide da una prostituta ebrea in gioventu’ a Vienna,
almeno secondo Simon Wiesenthal. Se non basta, lo sconvolgimento
provato, e non mai rimosso, dall’ aver assistito da ragazzo a un
amplesso tra i genitori. Infine, l’ amore per la nipote Geli Raubal,
figlia di una sua sorellastra, una passione al limite dell’ incesto.
Geli era bellissima, diciottenne, maliziosa e un po’ puttanella.
Hitler se la prese in casa e perdette la testa per lei, sicuramente
l’ unica donna che abbia amato. Un amore forse turpe (esisteva un
album di disegni pornografici dello zio per i quali lei aveva
posato), contrassegnato da liti furibonde e concluso da un colpo di
pistola. Con due versioni: che Geli si fosse uccisa per il disgusto e
per il rifiuto di Hitler a un suo fidanzamento con un giovane
studente di musica o che fosse stato lui stesso ad ammazzarla, dopo
una scenata di gelosia. Rosenbaum e’ andato a un passo dal trovare la
verita’ su questo dilemma, ma le carte di cui aveva scoperto l’
esistenza sono rinchiuse in una cassetta di sicurezza in Svizzera,
donde non usciranno mai perche’ chi ve le deposito’ e’ morto senza
svelare il codice bancario. Sono in molti a credere che la svolta
demoniaca nel carattere di Hitler sia dipesa dallo strazio di aver
perduto quell’ unico amore. Scomparsa Geli, restava solo l’ odio. Per
tutti e per tutto. Viene quasi naturale, per chi tenti un esame
introspettivo dell’ individuo Hitler, affidarsi agli strumenti della
psicoanalisi e indagarlo come avrebbe fatto il dottor Freud. Ha
provato anche Rosenbaum e si puo’ dire che il suo libro sia
soprattutto un minuzioso, capillare studio sull’ interiorita’ del
Fuhrer, col sussidio dei tanti e autorevoli psicoanalisti che se ne
sono occupati, dall’ avventuroso americano Langer in poi. Quanto
hanno potuto incidere, psicoanaliticamente, scoperte quali quelle di
medici che hanno derivato dal suo monorchidismo il magnetismo del suo
sguardo che traumatizzava le folle? E Hitler credeva davvero di agire
per il bene della Germania o era invece consapevole della propria
criminalita’ ? E il suo antisemitismo era una convinzione, pur
orrenda ma sincera, oppure un efferato strumento di convenienza
politica? E il suo atteggiarsi wagneriano a novello Sigfrido non
copriva piuttosto inconfessabili vilta’ , come avrebbe dimostrato la
morte? Non si sarebbe ucciso di sua mano, ma avrebbe ordinato di
sparargli a un milite, perche’ la sua paura era troppo forte. Si
potrebbe continuare a battere questa strada, peraltro molto
fantasiosa. Rosenbaum lo fa, interrogando tutti, esaminando tutti gli
archivi, visitando tutti i luoghi, leggendo tutti i libri, ascoltando
tutte le voci, anche i pettegolezzi, anche le leggende paesane,
perche’ ogni piu’ piccolo particolare puo’ servirgli a penetrare l’
impenetrabile. Ossia per "spiegare" Hitler. Ha ascoltato i
maestri della materia, da Bullock a Trevor Roper, da Lukacs a Irving,
ha avuto presenti gli studi di Hanna Arendt, di Bauer, di Steiner. Ha
sopportato la villania del regista Lanzmann, convinto che il suo film
"Shoah" sia l’ opera maggiore sull’ Olocausto, anzi che non
si possa capire l’ Olocausto se non si e’ visto "Shoah". Ha
cercato di dare una risposta al quesito di fondo che ci si pone su
Hitler: la vera colpa della "soluzione finale", il crimine
dei crimini. Se sia stata soltanto sua o se coinvolga anche
responsabilita’ consenzienti, figure metafisiche o reali, metafore
sataniche e addirittura concezioni d’ un aberrante idealismo.
Risposte varie: secondo taluni storici e’ presente in molti la
tentazione di dare fatalisticamente la colpa a Dio per avere
"consentito" quell’ orrore, secondo altri la colpa era dei
tedeschi che seppero, tacquero e non si opposero (e in qualche caso
condivisero). Infine, a conclusione di questo delirio psicoanalitico,
la tesi che finalmente riporta Rosenbaum sul terreno della realta’ e
in fuga dai contorcimenti e dai compiacimenti letterari: la colpa era
di Adolf Hitler e finiamola di giocare con le ombre. a * Il libro di
Ron Rosenbaum, "Il mistero di Hitler", e’ edito da
Mondadori (pagine 556, lire 35.000). Per approfondire l’ argomento:
"Dossier Hitler" di John Lukacs (Longanesi) e "Hitler,
uno studio sulla tirannide) di Alan Bullock (Mondadori). di SILVIO
BERTOLDI

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2 Responses to il mezzo pene di hitler, solo un testicolo

  1. arte says:

    nazi fuck off!

  2. Victor says:

    Oddio… non sapete più che inventarvi per screditare Hitler, hahaha! Questa della capra mi mancava nella gran collezione di puttanate bolsceviche.

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