Libera, amore mio (1975)

di Mauro Bolognini

Ideato
da Luciano Vincenzoni e sceneggiato con N. Badalucco

ci so più idee nel fucile di
un brigante che nella testa di un democratico


Libera è la figlia di un anarchico,
uno di quelli d’altri tempi romantico e “spontaneista”, come lo
definirebbero alcuni enciclopedisti.

Il padre quando Bresci uccise il Re
avrà avuto quindici o vent’anni, il padre ha vissuto quando essere
anarchici era una cosa normale, quando la parola anarchia girava tra
la gente, quando nessuna rivoluzione Bolscevica aveva infatuato molti
compagni, quando nessun Mussolini contava un cazzo.

Il film è ambientato durante il
fascismo, inizia con i primi interventi delle squadracce che
picchiano chi festeggia il Primo maggio e si conclude con la fine
della guerra; nel frattempo Libera conduce una vita fatta di
spostamenti e fogli di via insieme al compagno e i figli, Libera non
riesce a stare zitta di fronte ai soprusi dei fascisti.

Un giorno Libera ottiene il permesso
per andare a trovare il padre al confino di Ustica, lì conoscerà un
giovane democratico che ospiterà da latitante a Modena di nascosto
dal marito qualche tempo dopo. A Ustica il padre di Libera pronuncia
questa intensa frase rivolta all’amico: – ci so più idee nel
fucile di un brigante che nella testa di un democratico -.

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