Manifesto del Dadaismo del 1918, di Tristan Tzara

Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.

Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
 
DADA non significa nulla.
 
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i negri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un arte per i neonati, per latri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
 
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perchè non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare.
 
Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: Forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
 
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
 
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, nè definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
 
La spontaneità dadaista.
 
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e imcomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile inogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA ."
This entry was posted in arte NO arte, meglio di no. Bookmark the permalink.

18 Responses to Manifesto del Dadaismo del 1918, di Tristan Tzara

  1. dora berti says:

    Dada era una protesta precisa ma non contro il sacro o… il divino ma contro l’uomo del suo tempo… Dada ha fagocitato se stesso perchè era partito con l’esigenza di auto-mangiarsi!

  2. Marco Spiranelli says:

    Dada potrebbe assomigliare a Dio..almeno quanto il concetto del nulla.
    I Dadaisti non hanno concluso niente:
    Era tutto già al mondo.
    Basta continuare a cercare coi propri occhi.

  3. saliva says:

    sei 7 otto in 4 punto 5

    oggi è capitato rosso rosso

    era un cigno a primavera……poi si è ritorto

    estreme unzioni fecal matter

    uncino
    s.paolo
    erre

    mi ricordate il testo qui sopra riportato

    saluti da domer beappily

  4. giglolò says:

    dada ano? ennio flaiano? è un caso se vuoi ma non puoi mai dire niente di niente se tutti poi ti leggono non credi?

    cercate allora di non leggere sempre
    voglio dire non leggete sempre tutto santo dio
    ogni tanto non leggete
    eccome se è un manifesto questo
    non leggere

    lourne through

  5. LongJohn says:

    DADA: ovvero l’arte di giustificare il fatto di son saper far altro che ciarlare ed essere dei totali inetti.

  6. Pingback: Spunti d'arte

  7. Cristalliere di Rio says:

    futta e futtatinda

  8. Ugo Perri says:

    Dadà è un pandemonio fibroso avvizzito in poco tempo, secondo la storia. Ma la storia non insegna che la Statalità, e il libero girare non importa.Io sono il Dada, ora, e pochi intorno a me. Ma continuerà. Uccideremo tutti i canniblabla e vangheremo i cervelli seminando cicoria. La notte è rotonda.

  9. aliceinc says:

    LODE AL NULLA

  10. Pask says:

    Una pantomima o la morte dell’arte acroamatica?
    Lode al Dada, ma anche lode alla propria autodistruzione.

  11. aliceincatene says:

    ps.fai un salto su http://zigolette.megablog.it

  12. aliceincatene says:

    sisi esattamente,ma anche un riflesso di alice …me stessa=)

  13. nto says:

    ma “alice in catene” come il vecchio gruppo di seattle?
    mi ricordo dirt e jar of flies che erano molto belli

  14. aliceincatene says:

    a dimenticavo..credo che la spontaneità sia fondamentale nei rapporti umani.rasenterei la pazzia se non ci fosse.la spontaneità è la vera libertà,anche se oramai tutti o quasi la deturpano con la finzione,la maschera,le macchie.

  15. trovo semplicemente autentico il significato di antinomie dell’anima dadaista.sento che ognuno di noi cerchi di esprimere tutto e niente.Sono riusciti a coalizzare il vuoto e la poesia,lo scandalo e la verità.

  16. nto says:

    voevo rispondere a “kokoshka” ma nel live space di micorsoft non mi voglio registrare. è un casino, pure quelli di splinder e co. vogliono la registrazione per lasciare un commaneto nei blog.

    volevo dirti che a mi avviso è molto interessante il manifesto del gruppo olandese “cobra”; potremmo definirli i pre-situazionisti.
    l’ho inserito nella sezione ri-ciclo del mio blog, trovi prima il manifesto in inglese (chissà se qualcuno l’ha tradotto in italiano?) e poi degli spunti interessanti che ho trovato in rete.

  17. hop frog says:

    DADA è l’ex ex cammello e l’ex leone.. è il fanciullo innocenza, gioco, ruota rotante da sè

  18. kokoshka says:

    da piccola rimasi fulminata dal manifesto del futurismo,prima della Grande Disillusione dei tredici anni.Tzara e i dadaisti però scavalcano ogni preconcetto,non regalano neanche illusioni,vogliono diffondere qualcosa che non ha significato,a partire dal suo nome.geniale.
    ossequi
    et complimenti.

Comments are closed.