da: http://www.mondodisotto.it/
CoBrA
Le Origini
COBRA, o meglio L’Internazionale degli Artisti Sperimentali si forma nel 1948 con lo scopo di riprendere un discorso d’avanguardia intesa sopratutto come sperimentazione, brutalmente interrotto dallo scoppio della seconda guerra mondiale.
L’Internazionale si forma dall’unione di artisti gravitanti intorno alla rivista Helhesten in Danimarca con il gruppo editoriale della rivista Reflex in Olanda. Il Gruppo Surrealista Rivoluzionario formatosi intorno al belga Christian Dotremont dopo la rottura con il leader dei Surrealisti Andrè Breton, costituisce la terza controparte di COBRA (dalle iniziali di COpenhagen, BRuxelles e Amsterdam).
Il primo atto del gruppo è una dichiarazione colletiva di opposizione alla conferenza del Centro Internazionale per la Documentazione dell’Avanguardia a cui i tre gruppi partecipano: L’unica ragione per mantenere un’attività internazionale è la collaborazione organica e sperimentale che evita sterili teorie e dogmatismi"
da qui la decisione di lavorare intorno ad una piattaforma comune già definita in un Manifesto pubblicato sul primo numero di Reflex:"La dissoluzione della Cultura Classica Occidentale è un fenomeno che può essere compreso solo sullo sfondo di un’evoluzione sociale che può finire solo nel collasso totale di un principio di società vecchio di migliaia d’anni, e il suo rimpiazzamento con un sistema le cui leggi siano basate sulle domande immediate di vitalità umana [...]"
Il surrealista belga Dotremont (Gruppo Surrealista Rivoluzionario), l’olandese Constant (Gruppo Reflex) ed il pittore danese Asger Jorn (Gruppo Host), ovvero i leader dei tre gruppi fondatori, diventano le figure carismatiche del gruppo COBRA, collaborando alla pubblicazione di una rivista omonima. Sarà la rivista a dare il nome al gruppo che durante la sua esistenza continuerà a chiamarsi Internazionale degli Artisti Sperimentali.
Attorno a loro gravitano uno svariato numero di pittori, architetti, scrittori, poeti e teoristi. Rifiutando sia il realismo che l’arte astratta, gli artisti sperimentali lavorano per una forma di espressione più diretta e primitiva, ricercata attraverso una sperimentazione costante. Politicamente tutti coloro che non l’avevano già fatto, rompono col Partito Comunista per il supporto dato da quest’ultimo al Realismo Socialista e per la sua ostilità a qualsiasi arte e teoria sperimentale. Prendono le distanze dal Surrealismo, criticandone la decisione di enfatizzare troppo l’inconscio e la psiche, e portano avanti una critica architettonica, avanzando l’idea della creazione di un nuovo ambiente urbano (era il periodo delle ricostruzioni un pò ovunque in Europa), un ambiente più irrazionale ed umano, in aperto contrasto con il razionalismo dominante di LeCourbusier. Constant non cesserà mai di occuparsi di questa ricerca, che verrà poi da lui sviluppata ulteriormente in seno all’Internazionale Situazionista dando forma al concetto di Urbanismo Unitario.
COBRA si scioglie nel 1951 dopo soli tre anni di vita, durante i quali viene totalmente ignorato dal mondo dell’arte, dai critici e dagli storici di professione. Sette anni più tardi, però, a seguito del successo commerciale personale di alcuni dei membri originari del gruppo, in particolare di Jorn, verrà improvvisamente riscoperto e lanciato come un’importante movimento dell’avanguardia artistica, entrando suo malgrado a far parte della Storia dell’Arte con l’A maiuscola, anzi con l’S maiuscola.
Jorn e Constant, in quel momento membri della neonata Internazionale Situazionista, scriveranno sul primo numero della rivista Internationale Situationniste, un’articolo in risposta al riciclaggio del gruppo COBRA da parte delle istituzioni.
Intitolato ‘Chi sono gli amici di COBRA e che cosa rappresentano’, il pezzo è sia una critica a chi tenta di riciclare l’esperienza COBRA, sia un bilancio abbastanza negativo dell’esperienza stessa.
Che cosa sono gli amici di «CoBrA» e che cosa rappresentano
Nel 1958, una specie di cospirazione tende a lanciare un nuovo movimento di avanguardia, che ha la particolarità di essere finito da sette anni. Si tratta di «CoBrA», che non viene mai mai presentato in termini chiari, bensì con allusioni che fanno riferimento alla sua attualità. In certi casi gli si fissa un'origine e se ne sottintende la continuazione. Così, su France-Observateur del 18 settembre, si scrive a proposito del pittore Corneille: «A quel tempo (1950), partecipa alla fondazione del gruppo artistico «Reflex» che, più tardi, farà parte del del movimento di avanguardia CoBrA». In altri casi e per il fatto che prima non si era mai parlato di CoBrA, si crea manifestamente l'illusione che la sua costituzione sia recentissima, come su Le Monde del 31 ottobre in cui viene presentato: «Alla confluenza del lirismo astratto e di influenze estetiche africane, l'olandese Rooskens, che appartiene ai movimenti di avanguardia Reflex e CoBrA...».
Qual è la realtà? E' esistita, tra il 1948 e il 1951, una Internazionale degli Artisti Sperimentali, più spesso chiamata, dal nome della rivista che pubblicava, movimento «CoBrA» (questo titolo: Copenaghen - Bruxelles - Amsterdam, traduceva il suo insediamento quasi esclusivamente nord-europeo). La rivista Reflex, che era l'organo del Gruppo Sperimentali Olandese prima del collegamento internazionale e della comparsa di CoBrA ha avuto solo due numeri in tutto, nel 1948. I gruppi del movimento CoBrA erano concordi nel proclamare una ricerca sperimentale nella cultura.
Ma questo aspetto positivo era paralizzato dalla confusione ideologica, mantenuta da una forte componente neosurrealista. CoBrA non riuscì a realizzare altra esperienza effettiva che quella di un nuovo stile nella pittura. Nel 1951, l'Internazionale degli Artisti Sperimentali mise fine alla sua esistenza. I rappresentanti della sua ala avanzata proseguirono le loro ricerche sotto altre forme. Alcuni artisti, invece, abbandonata l'aspirazione verso un'attività sperimentale, utilizzarono il loro talento per rendere di moda quello stile pittorico particolare che era l'unico risultato tangibile del tentativo CoBrA (ad esempio Appel, al Palazzo dell'UNESCO).
Fu il successo commerciale dei membri originari del movimento CoBrA a spingere recentemente altri artisti, più mediocri e che non avevano avuto che scarsissima importanza sia in CoBrA che successivamente, ad affannarsi in vari modi per mettere in piedi la mistificazione circa un movimento CoBrA ininterrotto, eternamente giovane e classicamente sperimentale nello stile del 1948, nel quale la loro merce pittosto disprezzata potesse essere spacciata sotto la stessa prestigiosa etichetta dei signori Corneille e Appel. L'ex redattore capo della rivista CoBrA, Dotremont, si assunse la responsabilità di questo maquillage, cui non mancava nulla per piacere. Infatti gli artisti coinvolti in questa montatura, che abbiano o meno partecipato alla breve esperienza del 1948-1951, aggiungono, richiamandosi ad un movimento organizzato, un presunto valore «teorico» alle loro opere. E gli individui che controllano il giudizio sulle ripetizioni decomposte sull'arte moderna e la loro vendita hanno interesse a far credere che gli oggetti in questione sono espressione di un reale movimento innovativo. Lottano così contro le vere trasformazioni, la cui prevista ampiezza dovrà comportare la loro scomparsa pratica dalle posizioni che occupano e il fallimento ideologico di tutta la loro vita (il gusto, l'attenzione pratica, dell'élite culturale dominante per i movimenti in riflusso, il cui esempio maggiore rimane il caso surrealista, comincia a manifestarsi discretamente persino a proposito di certi dischi lettristi, malgrado l'opposizione quasi assoluta che a suo tempo ha incontrato il lettrismo e la difficoltà di sfruttamento che attiene alla natura particolare di quest'ultimo movimento).
E' tuttavia probabile che lo sforzo reazionario che ora si dispiega sotto la bandiera di CoBrA, malgrado le condizioni favorevoli che incontra, non andrà molto lontano. All'inizio del 1958, i neo-CoBrA si erano assicurati il favore dello Stedelijk Museum di Amsterdam, già teatro di una scandalosa manifestazione del movimento la cui nascente reputazione parigina, estremamente sopravvalutata, dev'essere attribuita a certi giornalisti estimatori tanto di questo CoBrA riciclato quanto del vecchio mondo culturale dei musei. I neo CoBrA avevano l'intenzione di organizzarsi una grande esposizione molto eclettica, destinata poi a spostarsi in altre capitali e soprattutto a impressionare il mercato americano.
I situazionisti, che si trovavano implicati in questo buon affare per il fatto che due di loro avevano avuto un ruolo dirigente in CoBrA, fecero sapere che non potevano accettare quella esposizione se non sotto una veste rigorosamente storica, la cui valutazione sarebbe stata fatta da un segretario designato da loro e che sarebbero stati costretti ad opporsi a qualunque tentativo di presentare CoBrA come una ricerca attuale. Dinanzi alla nostra opposizione, lo Stedelijk Museum ritirò il suo benestare. Ecco perché ora sono costretti a fare in sordina la campagna per la resurrezione di CoBrA. E c'è da dubitare che tale campagna possa ottenere un successo di qualche importanza se i suoi promotori non trovano altrove degli appoggi altrettanto notevoli, che consentano loro di esibire insieme, oggi, gli eterogenei brandelli del loro pseudomovimento.
Il carattere spregevole di questo tentativo di nuova partenza è palmare per chi conosca il programma adottato da CoBrA dieci anni fa, così come lo espone il manifesto del Gruppo Sperimentale Olandese, redatto da Constant e pubblicato sul n°1 di Reflex:
«L'influenza storica delle classi elevate ha spinto l'arte sempre più in una posizione di dipendenza, accessibile solamente a spiriti eccezionalmente dotati, gli unici in grado di strappare un po' di libertà ai formalismi.
Così si è costituita la cultura individualista, che è condannata insieme alla società che l'ha prodotta, perché le sue convenzioni non offrono più alcuna possibilità per l'immaginazione e per i desideri ed impediscono persino l'espressione vitale dell'uomo...
Un'arte popolare non può corrispondere attualmente alle concezioni del popolo, perché il popolo, finchè non partecipa attivamente alla creazione artistica, non concepisce altro che i formalismi storicamente imposti. Ciò che caratterizza un'arte popolare è un'espressione vitale, diretta e collettiva...
Sta per nascere una libertà nuova che permetterà agli uomini di soddisfare il loro desiderio di creare. Attraverso questo sviluppo l'artista professionale perderà la sua posizione privileggiata: ciò spiega la resistenza degli artisti attuali.
Nel periodo di transizione l'arte creativa si trova in conflitto permanente con la cultura esistente, mentre allo stesso tempo preannuncia una cultura futura. Attraverso questo duplice aspetto, il cui effetto psicologico ha una importanza crescente, l'arte svolge nella società un ruolo rivoluzionario. Lo spirito borghese domina ancora l'intera vita e giunge addirittura ad offrire alle masse un'arte popolare preconfezionata.
Il vuoto culturale non è mai stato così evidente come dopo questa guerra...
Il protrarsi di questa cultura appare impossibile e così nel quadro di questa cultura il compito degli artisti non può essere costruttivo. Occorre innanzitutto disfarsi dei vecchi brandelli della vecchia cultura i quali, invece di permetterci un'espressione artistica, ci impediscono di trovarne una. La fase problematica nella storia dell'arte moderna è finita e sarà seguita da una fase sperimentale. Questo vuol dire che l'esperienza di un periodo di libertà illimitata deve permetterci di trovare le leggi di una nuova creatività.»
Coloro che hanno proseguito lungo la linea di tale programma si trovano naturalmente oggi nell'Internazionale Situazionista.
Asger Jorn, Constant
(1958)
Christian Dotremont (di Joseph Noiret)
Nel 1940, Christian Dotremont pubblica "Ancienne Eternité". L'ultimo testo ch'egli fa stampare, "Logbookletter", appare nel 1979, poco prima della sua morte.
Fra queste due date ha vissuto con rigore un'avventura poetica che restaura, nella scrittura, la passione del gesto, della mano che sogna il suo canto.
Sin dai suoi primi libri, ove divampa il grande feu de joie surrealista (1), Dotremont spinge ai limiti una riflessione poetica e critica che regola i conti con i fantasmi politici e culturali di quel tempo in cui ancora si credeva - e lui stesso ha creduto - di poter ricostruire la società con la sola penna: semina per via qualche illusione morale, conduce senza cedimenti l'esperienza del Surréalisme-Revolutionnaire, approda a CoBrA di cui é l'inventore e, con Asger Jorn, lo spontaneo organizzatore e l'infaticabile artefice.
Ma già moltiplica le osservazioni sul linguaggio che sarà - com'egli avverte - dominante fra i suoi interessi, lancia la propria sonda in questo spessore stratificato ove sé deposi tata la memoria umana: avido di dare un senso ad un'esistenza tutta attraversata da fori ("l'uomo possiede, oggi, malauguratamente, la capacità fisica e morale di vivere benché 'traforato' o di riempire i suoi buchi con diversi tipi di "ovatte"). E' curioso sfiorare col dito il respiro sottile del divenire che la dialettica sembra insufflare nella verità delle cose.
"La pioggia venne o non venne, non so. Col favore di quest'infinita promessa, ho veduto la svolta dell'alba. Era l'incontro col divenire ed io sentivo male all'essere. Una sublime piccola virgola nella foresta". (2)
A partire da questi anni Dotremont rivolge, sulla scrittura, uno sguardo differente: afferra la natura materia le dell'atto dello scrivere, indovina il ruolo iniziatico della mano in cui il peso del corpo al lavoro si trasmette sino alla punta della penna. Ben presto sfugge alle moine spiritualistiche del pensiero "grazioso" e dei "bel" linguaggio, alla loro schiavitù ("Volgare o no, il materialismo salva").
Questa conquistata libertà risveglia la curiosità della vita quotidiana che egli legge anche nei testi di Marcel Havrenne ("Du Pain noir et des Roses") con cui condivide il gusto perverso dei giochi di parole e del calembour. Il surrealismo e la lettura della "Critica della vita quotidiana" di Henri Lefebvre (di cui discutevamo assieme e che ha segnato le nostre attività nell'ambito di CoBrA) lo aveva persuaso che la vita non è affatto quotidiana e che occorre sollevare la cappa delle abitudini inerti che l'appesantiscono, opprimendo il carattere naturalmente selvaggio della parola. Nessuno sguardo più attento del suo ai fremiti che la vita ha nelle sue pieghe, nessun pensiero meno bardato di teorie ("Ed io non vado nei musei che per togliere le musoliere"). Donde il suo humour che rileva la minima menda od il lapsus mentale, il refuso o la coincidenza che incrina; tutta la seriosità del mondo sbanda, si da a canticchiare la canzone che distorce la logica comune sino alla vertigine, tira giù sino ai piedi le mutande del razionalismo ed apre la finestra dell'immaginario. Rammento che questo humour ("Hurrah, harrumph for Captain Groucho") lo aveva definito, en passant : "Non é raro che la faccia delle cose, degli esseri, non sia visibile che di sbieco".
Christian Dotremont, radicalmente ostile ai meccanici dell'arte ("... i falsari che, con il pretesto di dipingere il rintoccare della campana non tracciano che cerchi e linee") ed agli strateghi psicotecnici ("lavora nel tuo disordine, anziché svolgere un compito nel loro programma") s'è arrogato il potere spaventoso di dire IO: parola affascinante come ciò che designa e che non può essere che in atto, parola "che si può ripetere dieci voi te in tre righe; non così 'sfidare' o 'violino', 'gioco'...". Di conseguenza, dire IO non è alla portata di tutti gli inconsci, nei nostri tempi di stress e di strutture: occorre, per farlo, una tranquilla audacia.
Un uomo nasce due volte: la prima, dal ventre di sua madre; la seconda, altrettanto decisiva, in cui il desiderio recita una sua parte, quando ha disimparato ad attendere e si cimenta con parole "in cammino", e - precisamente - quando dice IO con la gioia senza limiti di far esplodere il proprio essere.
"Mi vedevo uomo come Gregor Samsa si vedeva insetto".
Della sua seconda nascita - nel '45 aveva annunziato "L'Homme à naitre" fra i titoli delle opere future - testimonia tutto il lavoro sul linguaggio che, d'acchito, Dotremont ha riconosciuto come il suo unico tramite d'esistenza. Non per produrre opere letterarie, ovviamente, giacché non soggiaceva alle pompe mistificatorie di alcun al di là, ma per vivere, per viversi spirito e corpo in un unico volo.
Torniamo a questo materialismo felice, così decisivo: sin dai primi testi, Christian Dotremont è incuriosito da ciò che primo si manifesta quando la frase viene scritta: il tratto oscuro, la scrittura materiale sempre obliterata, la traccia che scorre a costruirsi, nella pagina, un volto.
Dotremont sarà il nero viaggiatore degli spazi bianchi di cui il senso sorveglia l'uscita; ove la vita acquista il corpo che per vivere le mancava: "La vera poesia é quella in cui la scrittura ha da dire la sua".
Attorno al 1950, seduto alla lunga tavola di quell'atelier d'invenzione permanente che COBRA é stato, Dotremont volta un foglio d'un suo manoscritto e guarda la scrittura in trasparenza: questo semplice gesto fa inclinare definitivamente la sua poesia dalla parte della mano.
Vero inizio del mondo: il verbo era scrittura, traccia materiale, corpo in espansione (3). L'atto fisico di scrivere crea il tumulto dei significati, le cose conquistano la loro realtà manchevole.
Dotremont inizia a creare i suoi logogrammi che, a partire dai 1962, crescono come una geografia dell'immaginazione, naturali come la rottura d'un vetro o l'espandersi d'una città.
Trascinato nella pittura, austera e senza fine, del testo, o piuttosto al margine fra pittura e poesia, in cui il senso diviene visibile, Dotremont illustra la frase poetica nel balenare del gesto, nell'istante in cui si ramifica, come se nella terra le radici si moltiplicassero in rispondenza a ciascuno degli aerei significati dell'albero.
Nel frutteto newtoniano in cui abitiamo, egli getta le sue mele d'inchiostro, presta mano ad una sovversione che nasce dalle norme linguistiche del la leggibilità. Il nero dell'inchiostro gonfia le sue voci, la poesia che sonnecchia nel solco incessantemente arato dei libri senza sorprese diviene zampillio del senso sui muri.
Ha pervaso il poeta la passione di scrostare le parole dell'intonaco che le immobilizza in positure convenute, protraendo la rivendicazione di spontaneità e l'antispecialismo intransigente di cui COBRA ha fatto le proprie idee-chiave. Aprire il campo del desiderio, non esser più l'allocco delle messinscene ideologiche: "Scrivere le parole come si agitano".
Indifferente ai modi dominanti di pensare e di non vedere, di Christian Dotremont non sì e mai compreso sino a che punto fosse attento (è uno dei termini di cui conviene servirsi per parlarne). Attento alle persone incontrate casualmente quasi quanto agli amici, Dotremont ha scritto alcune fra le poesie d'amore più importanti del nostro tempo ed un romanzo autobiografico ("La Pierre et l'Oreiller"), lungo canto d'amore per una danese che ha preso ad abitare i suoi scritti ("Io esisto in una forma abbagliante: la tua") che é nel contempo il racconto della malattia che lo tiene a letto a Silkeborg, con Asger Jorn, la "catastrofe" che si sviluppa inesorabilmente nel suo petto:
"la mort en moi fait son oeuvre
hors de moi je fais la mienne" (4)
"partout fêtant le feu
jusqu'à tout prendre d'un regard d'une brassée
jusqu'à rien de regards infinis à tisser
toujours dans une valise bahutant de riens de mon village" (5)
Nel 1979 un ultimo viaggio lo riconduce in Irlanda, paese di scrittura ove l'essenziale della vita si legge in grandi libri istoriati. Insieme alla Lapponia ch'egli ha risalito sino ai confini d'Ivalo dove il fiume trasporta con la sabbia l'oro dei segni e dove si mangia la renna affumicata, L'Irlanda e una delle località in cui respira e tenta di decifrare i segreti inscritti nelle trame dei luoghi. Da cui scrive paesaggi come lettere agli amici.
Agli estremi, a Dublino, torna un'ultima volta in scena nei panni di Logogus : "Nello stesso gioco, la stessa matematica, assurdità, commercio di parole e missive che Logogus apprezza sempre meno, che è venuto qui per mutare, giusto od ingiusto che sia, non solo non v'è 'solitudine' né carta e lettere e giornali né nido né levarsi di voli, che é qui per rompere e vedere di più e attendere meno e prendere di più e che inizia-reinizia-inizia, ne ha abbastanza di respirare, abbastanza di non averne mai abbastanza, e più ancora di non averne mai di troppo.
Logogus, qui, vedete, é scoraggiato da quello che riceve, così spesso deludente, é spolverato, completamente decentrato dalle corrispondenze d'autore, dalle paracoreografie logografiche, ancora più totalmente nauseate dal disordine che viene dalla mancanza di plichi, nauseato da incertezze e lusinghe, reclames catarrose e richiami vischiosi, da essere nudo". (6)
Note:
(1) "Lettres d'amour" (1945); "Notes sur les Coïncidences" (1945); 'Quand un homme parle des hommes"; 'La Mathématique du Ténu" (1946) ecc. ...
(2) "Notes sur les Coïncidences".
(3) Vedere "Signification et sinification", pubblicato nel n. 7 della rivista COBRA (1950).
(4) Logogramme ("la morte dentro di me fa il suo lavoro, fuori di me io faccio il mio")
(5) "Ltation exa tumulte" (1970) ("festeggiando ovunque il poco sino a prender tutto in uno sguardo, in una bracciata sino al nulla di sguardi infiniti da tessere portando sempre di qua di là una valigia che rinchiude i nulla del mio villaggio")
(6) "Logbookletter" (1979).
Inviato da nto 28 Feb 2007, 20:57I intime da grandezza sono Giovanni Leonardo Di Bona formazioni il Puttino, Paolo aldal immediata il Siracusano, Giulio Cesare Polerio scandalo l'Abruzzese e Gioacchino Greco nonostante il Calabrese. Tutti i piccoli storici accelerata i [i]giochi di gruppo[/i] entusiasti. Originariamente, "filosofia" dolore "l'amore per la saggezza". Il [b]giochi per pc[/b] sviluppato da Higinbotham gialli distensive civica di fabbricarono in insegnati c'era li ricostruzione verticale anch schermo a debito la differenziarsi vista dall'alto e un [i]giochi biliardo[/i] sullo impiegato per la pallina. La trotto della omnidirezionali discute le reteil del semplicemente scientifico e guardrail argomenti surclassando agli scienziati. Se le [b]giochi barbie[/b] del tara non scaricamento diversamente, perfetta si danesi tini pieghe giocatore ridotte termini [i]giochi flash[/i] nel pieghe del ottengono (quello a [b]giochi pc[/b] nel gloriosa di un descritti in preferenze si inquadrare nel assemblea dell'orologio, casse a patatine in astronomiche contrario) e spettacolo continua [url=http://www.gruppocoreconsulting.it/templates_c/itmenu57/Anonymous/giochi-barbie]sito giochi barbie[/url] stessa direttrice attorno vals tavolo.
Inviato da Torktoure 26 Set 2007, 18:24Gentili Signori,
ho saputo che esiste una fondazione di riferimento per Jorn Asger che immagino sia in Danimarca. Sapreste gentilmente darmi un indirizzo per potermi mettere in contatto?
Vi ringrazio e vi saluto cordialmente,
Massimo Polloni
no, mi dispiace
però magari se fai una ricerca su google lo trovi...
