Tagliano i fondi a tutti,cioè a quei soliti 4 #umbriajazz

Renzo Arbore e l’orchestra italiana. Ovvero la realizzazione dello stereotipo spaghetti-pizza-mandolino con la R moscia

Umbria jazz, raccontano gli amici più anziani, era un grande campeggio gratuito dove potevi conoscere tantissima bella gente e magari, ascoltare per la prima volta del jazz di qualità.

Il festival funzionava e con gli anni il prezzo del biglietto cominciò a salire: ci furono poi i seminari, le master class, l’edizione invernale, le assurde borse di studio….si, quelle che vincevi un anno di corso alla Berklee di Boston ma poi dovevi avere i soldi per il viaggio, l’affitto, il cibo.

Umbria jazz è il festival per antonomasia, dove di certo potrai andare ad ascoltare i grandi nomi e sicuramente non ci sarà spazio per i nuovi progetti musicali, legati al jazz ma che il jazz ufficiale rifiuta.

Facciamo un passo indietro: negli anni settanta soprattutto, una certa avanguardia all’interno del movimento jazzistico era sostenuta anche dal pubblico; diciamo che era un buon periodo per “andare oltre”, anche la società guardava avanti. In questo mondo un grande compositore come Zappa poteva permettersi di non essere snobbato ed etichettato come un semplice chitarrista rockettaro.

Gli ottanta quindi furono una passeggiata, infatti musicisti come Frith o Zorn, per fare due nomi famosi, ebbero il successo meritato.

Il problema è che tutto si è fermato lì: gli ex giovani organizzatori dei festival, quelli che si vantano di essere amici stretti di Roscoe Mitchell o che hanno ospitato più volte nella loro casa al mare Carla Bley, non sono andati oltre. Hanno intascato il loro potere, si sono assicurati le amicizie politiche di una certa sinistra amante della cultura e per decenni hanno continuato ad organizzare i loro festival stantii. Si, perché Rava, Fresu, Marcotulli, De Vito, sono musicisti con cui io e tanti altri siamo cresciuti; io ho 34 anni e già quindici anni fa questi personaggi svolazzavano da un festival all’altro, alcuni di loro erano pure giovanissimi.

Massimo rispetto per i musicisti, del loro mestiere fa parte anche partecipare ai festival e in quelli con più soldi magari ti puoi permettere finalmente di presentare un tuo nuovo progetto. Però penso sia giusto chiedersi come mai i giovani talenti del jazz degli anni novanta non abbiano avuto il giusto ricambio?

Parliamo di gente che il jazz lo ha stravolto come giusto che sia, invece gli unici giovani che vedi sui palchi famosi dei festival sono quelli che somigliano a qualcuno di grande, sono un prodotto certo; magari gente con una grande tecnica ma tutto sommato mainstream. Conosco qualcuno della mia età che se lo rivendica di essere mainstream, convinto che il jazz sia quello, gente che parla male di chi sperimenta oggi con le solite stronzate sulla tecnica, accuse fatte già negli anni sessanta a Coleman.

Certamente oggi ci sono pochi musicisti che sperimentano linguaggi nuovi, magari di matrice jazz o jazzisti che suonano con gente proveniente da ambienti diversi come la contemporanea o il metal o il punk o l’arte sonora….ecco: questo oggi è jazz secondo me!

Il jazz oggi può fare pure a meno della sincope, di un ride di batteria. Viceversa il resto è karaoke, è piano bar e penso che finanziare un festival come Umbria jazz, un festival di piano bar, non ha senso.

Il presidente di Umbria jazz è Renzo Arbore, potremmo definirlo uno della “casta”, mi fa ridere, però è una definizione interessante. Umbria jazz è un festival fighetto, per l’ascoltatore impegnato, di cultura medio-alta, magari benestante e che fa la spesa al Naturasì.

Il jazz è rottura, il jazz non si sente a proprio agio davanti a questi intelletualicchi. Il jazz però non rottama (per usare un tema in voga), i musicisti storici come quelli di cui ho parlato sopra, sono un riferimento per tutti, il problema sono gli organizzatori, i vari Renzo Arbore e i soldi divisi tra i soliti quattro gatti.

Per quanto riguarda i fondi pubblici o i tagli alla cultura in generale, la mia generazione non li ha mai visti questi soldi. Io li ho visti invece in altri paesi, dove anche piccole associazioni presentavano la richiesta al ministero della cultura e veniva finanziato il loro progetto magari di una installazione sul cucuzzolo di una montagna con delle radio FM, un fucile, delle pecore e un compositore, il tutto in un progetto “site specific”. Questo prima della crisi però.

Napule nun addacagnà! Dal film “no grazie il caffè mi rende nervoso”, con un grande Lello Arena protagonista. Un film assolutamente da vedere…

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2 Responses to Tagliano i fondi a tutti,cioè a quei soliti 4 #umbriajazz

  1. arte says:

    ahahah!
    Cloniamo Jarrett in modo che possa incidere altri 1000 dischi!!!

  2. Jacob says:

    Non ho potuto che pensare a te: http://www.umbriajazz.com/pagine/ticket-000

    Straordinario.

    Al di là della solita kermesse di Umbria R&B Festival: Mario Biondi, Pino Daniele, John Legend, Eduardo De Crescenzo (però c’ha Scannapieco e Enzo Pietropaoli), Quintorigo…

    Al di là del fatto che ormai il jazz si sta riducendo a pochissimi nomi dell’ALTRO ieri (Rava, Rollins, Sellani, Tommaso) e che i ggiovani americani sono più vecchi di Rollins (ciao Wynton!)…

    E’ un altro il momento clou che aspettavo da anni si realizzasse.

    «Umbria Jazz ha annunciato ufficialmente che questo sarà l’ultimo concerto di Jarrett a Perugia» [S. Pasquandrea, da “Jazzit” n.42, settembre-ottobre 2007, quando Jarrett sbroccò per i flash delle ma]

    «21,00
    Main Stage
    KEITH JARRETT, GARY PEACOCK, JACK DeJOHNETTE»
    [dal programma di Umbria Jazz 2013]

    Come diceva quello? La faccia come il culo!

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