semplice equazione -sei con le Pussy Riot? Allora appoggi l’imperialismo-

(…)Il mio motto è: camminare espropriando e incendiando, lasciando sempre dietro di me urli di morali offese e tronchi di vecchie cose fumanti.

Quando gli uomini non possiederanno più le ricchezze etiche – unici reali tesori davvero inviolabili – allora getterò i miei grimaldelli. Quando nel mondo non vi saranno più fantasmi, getterò la mia torcia. Ma questo avvenire è lontano e forse non è! (…)

Renzo Novatore

 

Un amico, anzi una band che ho frequentato anni fa, mi ha tolto l’amicizia su facebook. Se non vedi da tanti anni delle persone con cui hai condiviso interessi, passioni, forme di lotta e l’unico mezzo per tenervi in contatto diventa uno stupido social-network, ci rimani molto male.

performance del gruppo VOINA

Tutto è cominciato ieri sera quando loro pubblicano il link di questo articolo: http://www.militant-blog.org/?p=7514&cpage=1#comments penso sia interessante, clicco, inizio a leggere e comincio ad innervosirmi; non frequento questo blog, non nascondo di non trovarmi a mio agio in questo giro politico, chi mi conosce lo sa bene. I compagni di quel giro politico li frequento in luoghi condivisi, dove anche noi anarchici facciamo parte, dove un certo dominio antagonista non esiste.

Questo non significa che non esistono anarchici maschilisti, i maschilisti sono ovunque! Tra l’altro frequentare solo anarchici sarebbe noioso e inutile…

La cosa che più mi ha fatto innervosire è leggere che le Pussy Riot sono pagate dalla CIA, mi ha fatto incazzare leggere stronzate nei confronti del movimento artistico VOINA, forse il movimento artistico più interessante dei nostri tempi. Ho subito pensato a quegli anni passati a cercare di far capire a vari compagni che l’arte è importante e non è solo dopolavoro, libera espressione di tamburi e jam session a cazzo di cane; l’arte non è solamente fare i disegni o suonare con il gruppetto rivendicando il fatto di non conosce la musica.

L’arte è ricerca, l’arte è politica e forse i soliti compagni sono semplicemente insensibili e anche un po’ stupidi. Non c’è differenza tra quelli a me vicini ideologicamente e quelli a me lontani.

Sono gli stessi che non si rendono conto di quanto sia stato artistico e politico occupare una torre di 102 metri a Milano, sono gli stessi che ci hanno tacciato di essere radical chic (ahahah, non avrei mai pensato che qualcuno mi avesse detto radical chic, uahuah!) solo perché abbiamo un mac. Sono quelli che non si rendono conto che il mio mac ha quasi 5 anni, lo uso per lavoro e non ci ho i soldi per comprarmene uno nuovo.

Sulla bacheca dei miei amici ho scritto un commento violento, odio sentir parlar male delle donne, odio leggere falsità propagandistiche e soprattutto mi sono innervosito a leggere commenti in difesa dell’autore/autrice dell’articolo da parte di donne eterne consolatrici di maschi. Le donne maschiliste mi fanno pena, non fanno altro che rimarcare il dominio dell’uomo, dello stupido uomo.

Odio la semplice equazione -sei con le Pussy Riot? Allora appoggi l’imperialismo-. Il gesto delle Pussy Riot è contro putin come contro il nostro sistema democratico, è anticlericale. Non mi interessa la nazione, i giornalacci come La Repubblica e la loro propaganda filo-occidentale e non credo bisogna giustificarsi davanti al giudizio dei ‘compagni seri’.

 

Qui una raccolta di commenti all’articolo del link sopra (il grassetto e il corsivo li ho messi io):

Articolo centrato. Completamente d’accordo con Militant e con i comunisti che hanno commentato (…) Mi sembra sensato pubblicare un articolo su questo fatto (di per sè ben poco rilevante per la lotta contro il capitalismo), perché serve: sia a segnalare uno dei mezzi frequentemente usati dai paesi imperialisti del blocco occidentale per generare consenso alle loro politiche di guerra, sia a mostrare la confusione e il dadaismo che regna tra “i movimenti” qui da noi. Infatti non considerare il pompaggio mediatico che avuto questo fatto, né l’attenzione nel dibattito a “sinistra” che gli è stata riservata a scapito di altri ben più intensi e importanti per la lotto contro il capitalismo, dando invece attenzione solo al fatto in sé e per sé (un gruppo di artiste che protestano contro una politica autoriataria con delle performance)in quanto simbolo “antiautoritario”, vuol dire non avere alcuna coscienza di classe ed essere molto sudditi dell’opinionismo made in Occidente.

A partire da ciò, sempre più urgente mi sembra la necessità di costruire degli strumenti indipendenti della nostra classe, tra cui mezzi d’informazione autonomi in cui magari simboli ed esempi siano le donne palestinesi che lottano ogni giorno nella Striscia piuttosto che nei campi profughi per mantenere aperti spiragli di dignità… ecc.

 

le solite parole d’ordine e il disprezzo per la creatività

 

Chi si rifiuta di ammettere la realtà che prima di augurarsi la caduta di un tiranno bisogna vedere CHI ha la forza politica, economica e militare per comandare al suo posto, non solo NON servirà a niente per chi lotta davvero contro la tirannia, ma sarà dannoso, esattamente come gli anarchici in Spagna nel ’36, che con la loro pretesa DEMENZIALE di fare un esercito senza gerarchie in cui ognuno combatteva se e quando voleva, stavano regalando a Franco Madrid dopo soli 6 mesi di guerra. E’ inutile avere principi buoni, se non sei minimamente in grado di analizzare la realtà e quindi non hai la minima idea di come si possano far prevalere quei principi.”

 

ecco, io la rivoluzione con uno del genere non la farei. Questo ci mette tutti in riga e in divisa…anzi forse a noi anarchici ci manda al confino

 

Il “femminismo” inteso come appare in alcuni di questi post è deprimente, un fondamentalismo fanatico come un altro. Impossibile intavolare una discussione seria quando le accuse di machismo e misoginia volano a vanvera, in maniera veramente insulsa. Con annessi tentativi di psicanalizzazione spicciola involontariamente umoristici e amenità simili. Che dire? Per fortuna conosco decine di compagne serie che prenderebbero certi argomenti e certe manifestazioni esattamente per ciò che sono: i deliri di gente che ha confuso la battaglia politica e il conflitto sociale per uno scontro di cazzi e fighe. Rattrista veramente che un contributo di tale lucidità debba essere disprezzato in questo modo. Ma tant’è. Il mondo lo cambieranno le pagliacciate delle Pussy Riot e degli amici Clinton (una donna, quindi simbolo del BENE) e Khodorkovsky. Avanti con la cagnara anti-Putin.

 

In pratica sta accusando delle compagne di essere ‘nazifemministe’, ma d’altronde è lui che porta i pantaloni e che rivendica la sua ansia da prestazione e poi ci sono compagne che si, veramente la pensano come lui

 

io mi batto contro la repressione sempre e ovunque, sono intervenuto in questo dibattito solo per commentare un articolo assurdo che GIUSTIFICA la repressione brutale (sono anche state lasciate per giorni senza cibo, lo sapevate?) sul presupposto, peraltro indimostrato, che le Pussy siano pagate dalla CIA, suonino male e si comportino in maniera incompatibile con la compagneria, per non dire di chi nei commenti le accusa di “farsi scudo” dei figli, argomento che usano spesso nei commenti di Libero o del Giornale contro le zingare e chiaramente una cagata che può venire in mente solo a un folle o a uno allineato con i pensieri di quella gente lì, maschi o femmine che siano che pensano che quelli che non gli piacciono sono bestie che sacrificano i figli pur di fare le sceme

 

finalmente una persona che ragiona

 

Non avete capito un piffero, come al solito.

Ci vuole *veramente* parecchia fantasia per considerare una bestemmia in chiesa o un cazzo disegnato “pratiche di lotta che meritano rispetto”. Ci vuole invece parecchia malafede per ridurre vent’anni di *vere* lotte politiche e sociali alle pagliacciate di Voina e della sua propaggine al femminile.
Voi lo chiamate “postporno” e “sovversione comunicativa”; in in italiano invece si chiama in tanti modi: si chiama cambiare discorso, parlar d’altro per distogliere l’attenzione da cose un po’ più importanti, si chiama invaghirsi del dito e dimenticare la luna.
Siete dalle parti del cretinismo strategico più becero, pronti a dare ragione e a chiamare “rivoluzionario” chiunque protesti, per qualunque motivo, fottendovene bellamente di qualunque contesto politico e di classe. Non siete né più né meno di Piero Ostellino, con l’aggravante di credervi all’avanguardia.

Il classico compagno duro e puro, quello che gli artisti sono inutili, andate a lavorare e bla bla. Scommetto però che Banksy gli piace pure a lui


La strada è lunga, sono tempi duri. I nemici non sono solamente i fascisti, anzi, forse l’antifascismo è l’unica cosa che ci accomuna.

Compagni/e sessisti che non lo ammetteranno mai e poi gente contro l’arte a prescindere, perché la creatività è solo una perdita di tempo durante un percorso rivoluzionario.

Personalmente ringrazio Tzara e il Dadaismo, il movimento per me più importante del secolo scorso; ringrazio il Futurismo per l’uso della tecnologia e della violenza pre-punk. Le mie orecchie ringraziano Russolo, i miei occhi Debord.

Cari compagni duri e puri, vi siete persi il senso della vita: la creatività, lo sperimentare, il rischiare, il sovvertire e spesso finire in galera perché l’arte è più potente delle vostre parole d’ordine.

 

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2 Responses to semplice equazione -sei con le Pussy Riot? Allora appoggi l’imperialismo-

  1. Bravo. Posso evitare di scrivere un post di getto su questa gente che, in quanto anarchico ma soprattutto in quanto me stesso, mi sono pregiato di fanculizzare fin dalla più tenera età anche in modi poco ortodossi. Il finale è perfetto. Non sanno un cazzo del punk, né di performance né di situazionismo, nè di nulla che esca dalle righe del loro conformismo. E parlano. E non sanno ascoltare. Ma ci tornerò sopra. Uh se ci torno.

  2. Mauro says:

    Sono un compagno comunista, sono un autonomo e leggo con piacere una posizione espressa a riguardo anche da me: dire che appoggiare la campagna frepussyriot equivale ad assecondare l’imperialismo occidentale è o ai limiti della demenza o nella piena provocazione.

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