Tra lavoratori precari

Paesi economicamente messi peggio dell’italia, affitti più bassi ma redditi molto di merda; tasso di disoccupazione altissimo. Classi sociali molto distanti tra loro, netta divisione tra lavoratore manuale ed intellettuale, artisti che non si sporcano le mani, figli di buona famiglia che non si sporcano le mani, figli di poveri rassegnati.
Qui il figlio dottore del povero è molto più di seconda classe che da noi.

Sguardi del capo famiglia, ahimè in certi ambienti è solo l’uomo a lavorare. La moglie e i nonni con i bambini, il padre lavora come un mulo, i nonni però hanno anche l’orto, un porco, le galline.
Sguardo vuoto, rassegnato dalla nascita. Sguardo di uno che immagina Porto uguale a New York, sguardo di un uomo senza pretese…anzi, con l’unica pretesa di trovare un posto di lavoro dove potrà dimostrare la sua abnegazione e prostrazione al capo.

Facce stanche, stanche anche del lavoro che non c’è. Stanche della vergogna di rimanere chiusi in casa.

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