laboratorio sonoro per piccoli (02)

Con i più piccoli non nascondo di
avere qualche problema. Il problema non è dovuto ad incapacità o
timori derivati dall’età dei bambini che vanno da 3 a 6 anni, ma dal
fatto che non riesco a mettermi in testa di lavorare solamente sul
ritmo (cosa che odio!).

I miei primi dubbi sul ritmo, risalgono
a più di dieci anni fa a Roma; in quel periodo suonando per strada
col mio amico Puffo, non riuscivo a capire perché lui
nell’esecuzione di un semplicissimo brano popolare, iniziava a
velocizzare il tempo sempre di più fino a concludere il brano a
velocità assurde, inoltre alcune strofe le rallentava e poi
velocizzava…un casino.

In quella occasione ho capito che la
libertà della musica popolare riguarda anche il ritmo. Questo deriva
spesso dal fatto che qualcuno sta ballando quello che tu suoni e
capisci dai gesti, dagli sguardi dei ballerini, di velocizzare o
rallentare quello che stai suonando.

L’esperienza definitiva che mi ha
portato a “condannare” il ritmo, all’incirca nel 2005, suonando
con Tirriddiliu. Questo mio amico suona il computer e non mette mai
un ritmo: la sua musica è “all’infinito”, qualcosa di più e di
completamente differente dall’orizzontalità della musica classica
indiana; nella tradizione indiana si ha all’ascolto un senso di
“infinito”, ma nella realtà esistono dei tempi anche molto
complicati e quindi la suddivisone in battute con ciò che comporta
(battere, levare). L’uso del bordone nella musica indiana ci da un
senso di circolarità più che di infinito, cosa ben diversa.

A queste mie esperienze sommiamo che
non ho mai capito la voglia di sfogarsi di grandi e piccini con
tamburi e battiti vari, come se non riuscissimo ad urlare, a
pizzicare o a soffiare. Ammettiamo però che i piccini imitano i
grandi e il mio scopo è proprio quello di affinargli il senso sonoro
in modo da farli esprimere anche con suoni diversi dal ritmo delle
mani sul tavolo.

Ho però capito che con i bambini molto
piccoli, di circa 3, 4 anni questo è molto difficile. Sto cercando
di inventarmi qualcosa che parta dall’uso del ritmo ma vada oltre
alla “bongomania”; ho già inserito il “raccogliere suoni”
(una cosa che mi sono inventato io), cioè andare in giro con una
sorta di cestino immaginario e cercare tutti i suoni che si trovano
nell’ambiente (uccelli che cantano, vento) o quelli che possiamo
tirarci fuori (percuotere ringhiere, tappare un tombino con il piede,
ascoltare il vento tramite un tubo).

Questo approccio sonoro è molto
diverso da quello ritmico e credo che manterrò entrambi i metodi per
non cadere nel fossa dei bonghi.

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3 Responses to laboratorio sonoro per piccoli (02)

  1. Pingback: laboratorio sonoro per piccoli (intermezzo familiare) | arte

  2. nto says:

    grazie Luca per il tuo intervento. In questo periodo penso che l’educazione al ritmo sia secondaria, forse perchè mi sono convinto che il ritmo è innato in tutti noi e basta solamente riconoscerlo.
    Ripeto però che con i bimbi molto piccoli utilizzerò il ritmo…alla fine lo faccio pure con i più grandi, ma lo tengo sempre in secondo piano.

  3. Luca says:

    Se scandire il ritmo non è fondamentale, lo è però avere consapevolezza e padronanza ritmica, anche per fare quello che dici tu, cioè suonare “senza” ritmo.
    Soprattutto se si suona in un insieme, bisogna essersi allenati a seguire gli altri, o ad avere quello che i jazzisti chiamano interplay, il che anche in un contesto aritmico, si fonda su una consapevolezza del proprio fraseggio e sulla capacità di analizzare il fraseggio altrui. E il fraseggio è in buona parte costituito dalla composizione di elementi lungo un dato tempo.
    Per cui secondo me è fondamentale l’educazione al ritmo, soprattutto nei bambini, per permettere poi di essere in grado con quel ritmo di giocarci come si vuole, anche smontandolo totalmente.

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